US RIO ASD

Noi siamo Rio

DAMIANO ZUGNO

“CHI HA PAURA RESTI NELLO SPOGLIATOIO”

Damiano Zugno nasce il 4 agosto 1988 e fin da bambino tenacia e determinazione sono i valori che lo contraddistinguono, non solo nella vita, come dimostrerà la lotta nei confronti della malattia, ma anche nel calcio, sport in cui, da vero leader, incoraggia i compagni di squadra a dare il massimo affinché entri in campo solo chi ha il coraggio, perché “chi ha paura resti nello spogliatoio”. 

I genitori, Giuliano e Carla, per deviarlo dal calcio, mondo a loro ostico, indirizzano Damiano verso il nuoto, ma a vanificare il loro desiderio ci pensa Primo Bovo, il quale, a causa dell’assenza di un bimbo a una squadra, invita Damiano a giocare un torneo di paese, dando inizio a un amore che durerà tutta la vita. 

Già dalla scuola materna, Damiano dimostra con chiarezza la passione verso questo sport, con il quale la partita ha il fischio d’inizio all’età di 5 anni, quando, assieme a due amici, si allena per la prima volta presso il campo sportivo dell’US Rio ASD con l’allenatore Sergio Bravin. 

Alle elementari ogni ricreazione si trasforma in una partita, giocata con qualsiasi cosa a lui disponibile, perfino una mela, anche con tempo avverso e proibizione delle maestre: nulla gli impediva di avere tra i piedi una palla e calciare. 

“Pendolino Cafù” è il soprannome che gli viene affibbiato durante il campionato pulcini 98/99: il suo andare su e giù lungo la fascia, gli permette di diventare il capocannoniere del campionato, che, tra l’altro, viene vinto con record di vittorie e minor numero di goal subiti. 

La volontà di perfezionarsi sempre, tanto da fermarsi dopo l’allenamento a calciare punizioni, la passione enorme per il pallone e la fissazione a dare sempre di più aiutano Damiano a crescere fino ad essere scelto dal Venezia, che gli permise di dare un senso più concreto al suo sogno di diventare un calciatore professionista. 

Al termine della stagione 2000/01, Damiano passa al Mestre, disputando il campionato di Giovanissimi Regionali, in cui indosserà la veste di capitano per le sue dimostrazioni da leader fuori e dentro al campo. 

Nella stagione 2002/03 Il Venezia riprende Damiano, il quale dovrà saper organizzare e mettere bene in relazione scuola e sport per ottenere buoni risultati in entrambi i campi. Nonostante le indiscrezioni dei professori che chiedevano la rinuncia al calcio di Damiano, egli dimostra di saper gestire bene le diverse situazioni. 

Nella primavera del 2003, i Giovanissimi Nazionali, guidati da Mister Zavattieri, vincono la Nike Premier Cup, garantendosi il titolo di rappresentare l’Italia, nel mundialito per U16, patrocinato dalla Nike e dal Manchester United, che si sarebbe disputato ad Oregon, negli USA. 

Nello stesso periodo, Damiano viene anche convocato per uno stage nella nazionale U16 nel Centro Tecnico di Coverciano.  

Nel 2004/05 Damiano viene aggregato alla Primavera del Venezia, dove concentrazione, responsabilità e impegno diventano la chiave del successo, che arriverà con l’approdo al Mantova, dove giocherà la Serie B, esordendo dunque tra i professionisti, anche grazie alla guida di Mister Pistolato, che lo allenava alla Vigontina, e di Mister Valigi, tecnico della Primavera del Mantova. 

Nel frattempo, gioca anche con la Nazionale Dilettanti, selezionata da Mister Polverelli, nelle partite contro Irlanda del Nord, Germania, Polonia e Malta, squadra con cui Damiano si assume la responsabilità di calciare il rigore finale. 

Dopo le stagioni al Mantova e dopo esser stato operato al quinto metatarso del piede sinistro presso l’ospedale di Abano, passa al Trento e contemporaneamente si iscrive dalla facoltà di Scienze Motorie a quella di Scienze Storiche, che lo porterà alla laurea a pieni voti e ad eseguire lo stage presso l’Istituto Galilei di Treviso, dove scopre la sua vocazione per l’insegnamento. Rende compatibili lo sport e la scuola, affiancando i valori di una a quelli dell’altro: l’aula come spogliatoio e la squadra come la classe, in cui analisi, obiettivi e impegno sono la base del successo e gli errori e le sconfitte sono solo occasione di crescita e ripartenza. 

Nelle diverse stagioni tra i dilettanti, vince la “Coppa Veneta” con la Calvi di Noale e la promozione in Eccellenza,  con il Real Martellago conquista la promozione in Eccellenza, con lo Spinea disputa la finale di Coppa Veneta e con l’Istrana gioca la finale nazionale dei play off per la promozione in serie D.

Il 13 settembre 2018, tuttavia, la sua vita si ferma per un secondo: una crisi epilettica lo costringe a delle analisi, da cui risulta una lesione al cervello, che va operata. Consapevole dei rischi e delle conseguenze, Damiano decide di affrontare anche questa partita e vincerla, dimostrando di essere più forte. A 4 mesi dall’intervento rientra i n campo con l’Istrana tra un’emozionante standing ovation.

Nel 2020 viene chiamato dallo Zero Branco per allenare e gioca ancora qualche partita, le ultime, anche se la sua volontà era terminare la carriera là dove era cominciata, ovvero all’US Rio ASD. Sarà proprio con lo Zero Branco che segnerà il suo ultimo goal: il 20 febbraio 2020, Damiano manda la palla in rete e corre ad aggrapparsi alla rete di recinzione per sentire il calore del pubblico e dei compagni, descrivendo esattamente il bambino che è in ognuno di noi. 

Circa un mese dopo, però, una stanza tutta per lui diventerà la casa in cui trascorrerà gli ultimi giorni, accompagnato dalla famiglia, che, nonostante il COVID-19, rimane sempre con lui e lo saluta il 20 aprile. 

Il lockdown di quel periodo non permette alcuna celebrazione, ma tutti desiderano una festa in onore di quel ragazzo che non voleva che la felicità altrui. E cosi fu: il 6 giugno al campo sportivo di Rio San Martino, le nuvole, che avevano nascosto il sole in tutti quei giorni, fanno largo a una nuova stella. Damiano ha portato la luce, lì dove il Sindaco di Scorzè ha comunicato l’intenzione di intitolare lo Stadio a colui che ha sempre dimostrato di essere esempio di dedizione ai valori dello sport e della vita. 

Lui, compagno che ti trovi sempre vicino, che pone in primo piano il calcio, ma che non dimentica gli altri aspetti della vita, sarà ricordato dove ha iniziato a lottare contro se stesso per raggiungere degli obiettivi. Su questo campo sportivo, si sono allenati, si allenano e si alleneranno ragazzi e ragazze che come lui credono in questo sport, fatto di amicizie, regole, rispetto, ma soprattutto unione e squadra. 

Damiano, con la sua umiltà e disponibilità nei confronti di tutti, ha vissuto tutto il suo viaggio in questo mondo rapportandosi con ostacoli, facilitazioni, possibilità ed impedimenti, successi, soddisfazioni, incertezze, pericoli ed errori. Ha saputo raccogliere le forze per raddrizzare la rotta verso la pienezza di vita, affrontando tutto con la grinta del lottatore e con un solo motto per tutta la vita: “lavora duro e abbi sempre il sorriso sul volto”. 

Lui che trova in Ibrahimovic il suo idolo indiscusso diventa per tutti esempio di “fame” e di “fuoco dentro”, sentimenti che ti spingono a cercare sempre nuovi obiettivi da raggiungere, senza mollare mai. 

Salvatore Foti, ora vice di Mourinho, parla di Damiano come un “ragazzo sempre pronto ad aiutarti, a rimproverarti o a sdrammatizzare sempre trovando i tempi giusti in cui farlo”.

Salvatore Sirigu lo ricorda per essergli stato accanto al Venezia, dove la nostalgia di casa e la vita che erano costretti a fare risultavano meno pesanti con lui al suo fianco: mai una parola di troppo e sempre positivo nei confronti di un sogno di cui non avevano certezze, ma che speravano si realizzasse.

Francesco Caputo, invece, non dimentica i valori che Damiano trasmetteva sia in campo che fuori, perché il suo modo di fare gli rimarrà un esempio a vita. 

A Gianluca Di Marzio dirà che il suo vestito migliore è la maglia della domenica con la fascia di capitano addosso, poiché tutto ciò che indossa durante la settimana gli serve solo per coprirsi. 

Ecco dunque che Damiano si può descrivere con una sola parola: “Sicurezza”, che la Treccani spiega essere la condizione che rende e fa sentire di essere esente da pericoli, o che dà la possibilità di prevenire, eliminare o rendere meno gravi danni, rischi, difficoltà, evenienze spiacevoli.